mercoledì 25 marzo 2015
Lunedì 30 marzo: atletica alla Vidoletti
Lunedì 30 marzo, gare di atletica leggera alla Vidoletti per le seconde e terze medie. Dalle 9 alle 10.30 le seconde, dalle 11 alle 12.30 le terze. Il meteo dovrebbe essere buono. Abbiamo come sempre bisogno dell'aiuto dell'ex collega, grande tennista Carletto Pirani, lettore di questo blog. E' avvisato: la pedana del getto del peso lo attende.
Venerdì 27 marzo: sala piena
Quando la musica
ci rende vivi e diventa forza: è questo il messaggio di WOODinSTOCK, l'associazione
che raccoglie fondi per la lotta al Parkinson e che ha organizzato il Concerto,
in programma al Salone Estense venerdì 27 Marzo alle 21, con il patrocinio del
Comune di Varese.
Ci sarà un
gruppo di bambini e ragazzi che, accompagnato da djembè, congas, bongos e piccole
percussioni canterà con il linguaggio dei segni. Si tratta del coro ‘Mani
Bianche’, nato per dare spazio e voce ai ragazzini che voce non hanno; fa parte
di un progetto musicale (Tac Tic Band) de ‘La Nostra Famiglia’, Centro di
Riabilitazione di Vedano Olona.
La forza della
musica è di grande impatto anche nel mondo degli adulti: la storia di Marco
Zanzi, detto Mock, è un esempio. Mock ama il country rock americano, un sogno
nel cassetto che riposa per anni, sino alla nascita della Piedmont Brothers
Band, favorita dall'incontro con Ron Martin. La PBB vanta collaborazioni
importanti (Mike Gallivan, Richie Furay, Rick Roberts...) Nel giugno 2013 a
Mock viene diagnosticato un tumore maligno al pancreas; ha inizio un periodo
segnato da problemi fisici e da un rischioso intervento chirurgico. La
famiglia, la musica e gli amici sono stati di grande aiuto a Mock; nei lunghi
mesi della malattia l’artista ha portato avanti, oltre a nuovi lavori per la
PBB, anche un progetto solista. Ma la malattia ha fatto la sua ricomparsa e
Mock sta ancora lottando; tra una chemio e l'altra è riuscito ad organizzare un
tour di concerti con Greg Harris.
Due mondi,
quello dei bambini e degli adulti, lontani solo in apparenza, accomunati dalla
musica e dalla forza che questa trasmette. Due mondi che durante il concerto di
venerdì 27 marzo si incontrano e alla fine interagiscono prendendosi
virtualmente per mano.
Il concerto è arricchito
dalla presenza del musicista americano Greg Harris Si tratta di un ritorno graditissimo:
Greg è un personaggio talentuoso, che ha molti estimatori nel nostro paese. Musicista
completo, ottimo vocalist e fine songwriter, è anche chitarrista pregevole, banjoista
e mandolinista..
WOODinSTOCK
ancora una volta offre a Varese una serata speciale, all'insegna della musica e
della solidarietà. Tutti i fondi raccolti, tolte le spese, saranno devoluti
alla lotta contro la Malattia di Parkinson.
martedì 24 marzo 2015
E ora si va al Nidaba Theatre
foto roberto cernigoj
E dopo il successo di ieri sera allo Spazio Teatro 89 di Milano (foto sopra), il Tour di Greg Harris e Marco Zanzi resta nella capitale lombarda. Domani, giovedì 26 marzo, è infatti in programma una replica al Nidaba Theatre (questa volta non il Duo ma la Band), alle ore 21 (foto sotto).
E dopo il successo di ieri sera allo Spazio Teatro 89 di Milano (foto sopra), il Tour di Greg Harris e Marco Zanzi resta nella capitale lombarda. Domani, giovedì 26 marzo, è infatti in programma una replica al Nidaba Theatre (questa volta non il Duo ma la Band), alle ore 21 (foto sotto).
Il racconto del mercoledì
foto carlozanzi
Questo racconto breve è un'altra tappa dentro la mia paura di volare. Ogni volta che un aereo cade ripenso alle ali di Icaro, alla cera che si scioglie al sole, all'imperfezione del mondo e al desiderio mai sazio dell'uomo di 'volare'. Nessuna disgrazia ferma l'uomo, nessun dolore lo blocca a terra.
Il
minestrone
di carlozanzi
Apro
la porta del frigorifero, prendo dal cassetto in basso due carote, tre gambi di
sedano, salgo di ripiano e porto al caldo della cucina tre zucchine, quattro
pomodori, mezzo finocchio, due cavolini di Bruxelles, dieci cornetti, una verza
e un piccolo pezzo di zucca, con segni di muffa: andrà ripulita per bene. Chiudo
la grossa porta del frigorifero, che si sigilla con un rumore a ventosa, e apro
il piccolo sportello della sezione freezer, esce un gran freddo, le mie dita
sono subito gelate, estraggo rapido la busta dei piselli e quella degli spinaci,
una manciata di piselli finisce dentro la pentola, e così due blocchetti di
spinaci di forma approssimativamente cubica. Chiudo anche il portello del
freezer, esco sul balcone e porto in casa due cipolle, tre spicchi d’aglio e
una patata non troppo grossa.
Ora
ho tutto.
Mi
manca lei. Ma è già qui nella cura che
precede il mio lavoro. Prendo due coltelli, uno piccolo e uno di dimensioni
maggiori, lama di almeno trenta centimetri, mi serviranno entrambi. Attacco con
il rituale del mio minestrone: si sbuccia, si taglia, si affetta, si lava, si rovescia nella pentola, che si
riempie di colori e di profumi. Esco di nuovo sul balcone perché ho dimenticato
il basilico. Apro di nuovo il freezer perché mi serve anche il prezzemolo, che
avevo scordato nel buio e nel gelo. Poi l’acqua, il dado, il sale grosso. Nell’inserire
il coperchio con la valvola, che sigilla il composto e tratterrà vigorosamente
parte del vapore, vedo riflessa la sua immagine, che ride e parla e racconta di
come sia bella la vita e di come si possa gustare un minestrone, la sera,
stanchi di una stanchezza buona. La vedo e sorrido e mi sento utile. Non ho sprecato
del tempo in sogni insoddisfatti. Quindi la fiamma, che nasce dal nulla, un
giro di manopola, un tasto premuto, la scintilla. Attendo il fischio del vapore
che preme, ci vuole del tempo.
Fuori,
oltre il riparo di un appartamento che amo, nuvole nere si impastano nel vento
d’autunno, si sono rapprese e il temporale veniente è molto più di una
minaccia. Il fischio della pentola a pressione distrae un indisponente senso di
impotenza, che chiamerei in sintesi paura. Ma è l’ora: la fiamma muore con un
semplice gesto. Lascio sfiatare, apro, annuso, con un mestolo mischio i colori, stinti dal fuoco. Richiudo ed esco
di casa, verso il volo e l’atterraggio di lei. Il temporale muove i suoi primi
passi ma è subito corsa, pioggia di grosse gocce che s’appiattiscono contro la
lamiera dell’auto. ‘Proprio adesso, mio Dio’ penso. ‘E ci manca pure la
grandine.’ Ma non temo bozzi sulla carrozzeria, peraltro già martoriata da precedenti acquazzoni.
La
strada verso l’aeroporto è viscida, trafficata, di scarsa visibilità ma avevo calcolato
anche questo, lasciando per tempo l’abitazione. Infatti la mia previdenza è
stata premiata, direi come d’abitudine, salvo rare e comprensibili eccezioni: arrivo
in orario al luogo concordato, il solito, nella zona degli arrivi ma un poco
lontano, da dove posso godermi il suo atterraggio e l’attesa di lei (che è
parte del godimento). Trovo il parcheggio, fermo l’auto e penso: ‘Che nebbia.
Lo sapevo, oggi non si vede nulla. E sarà in ritardo il suo volo.’ Avvicinando
il braccio al mio naso, per togliermi gli occhiali, sento sopra il maglione odore
di minestrone. ‘Non mi sono cambiato. Capirà….gusterà anche questo assaggio sui
vestiti.’ In realtà sono assai benevolo con me, so che forse mi rimprovererà (‘Non
hai neppure avuto il tempo di cambiarti?’) e se non lo farà –probabile-
nasconderà a fatica il suo disappunto, per un peccato veniale reso mortale
dalla stanchezza della lunga trasvolata.
‘Sarà
già atterrata?’ mi chiedo, osservando l’orologio.
Un
rumore, un fischio che parte come quello della pentola a pressione ma non s’accontenta,
cresce, invade la nebbia che nasconde la verità.
Ho
già capito, nel terrore, ciò che andava capito.
La
nebbia s’infuoca di insopportabile luce.
Una caduta che fa male
foto carlozanzi
Oggi 150 persone sono morte. L'aereo sul quale viaggiavano si è schiantato contro una montagna alta 3.000 metri, sulle Alpi francesi.
Non amo volare, ho paura e per fortuna non devo volare per lavoro. Dicono sia il mezzo più sicuro, e sarà anche vero, ma quando cade un aereo fa davvero male.
Requiem.
Oggi 150 persone sono morte. L'aereo sul quale viaggiavano si è schiantato contro una montagna alta 3.000 metri, sulle Alpi francesi.
Non amo volare, ho paura e per fortuna non devo volare per lavoro. Dicono sia il mezzo più sicuro, e sarà anche vero, ma quando cade un aereo fa davvero male.
Requiem.
Basta il profumo di un fiore
Ricordo che il mio collega (ora felicemente pensionato) Carletto Pirani, soprattutto negli ultimi anni di insegnamento, ogni tanto faceva ridere i suoi alunni dicendo: "Ragazzi, stamani ho preso un brutto spavento, mi sono distratto e mi sono guardato allo specchio!" Ogni tanto questo errore lo commetto anch'io, come stamani: sarà che ho mal di denti, sarà che con i capelli lunghi ormai sono impresentabile, fatto sta che osservandomi ho avuto un moto di scoramento. Poi sono entrato in sala e sono stato rapito dal profumo e dalla bellezza di questa fiore, della famiglia dei narcisi (almeno così mi pare).
E' bastato il profumo di un fiore per rianimarmi.
Certamente una passione
Nel giorno anniversario dell'uscita del mio primo libro ('Papà a tempo pieno', 24 marzo 1988) amo fare una breve considerazione sulla mia scrittura. E quella del 2015 è la seguente: in quasi trent'anni ho scritto di tutto, nei diversi generi letterari, ho scritto e pubblicato (una trentina di libri) ma ho scritto tanto anche di inedito, diari per me e per pochi intimi, lettere....Non posso dire di essere uno scrittore di successo (per ciò che riguarda i libri pubblicati), solo una modesta gloria locale, e in questo senso posso considerarmi un 'fallito'. Ma in realtà, dopo alti e bassi, sale piene e sale vuote, porte che si aprono e altre che si chiudono in faccia, illusioni, sogni di gloria e cadute rovinose...in realtà, dicevo, non mi considero tale e ho fatto pace con questo argomento, non secondario per me. Inoltre ho una certezza: se dopo tutto questo tempo ancora scrivo, si vede che questa, certamente, è una mia passione.
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