martedì 19 novembre 2013

Il racconto del mercoledì



Sono felice che sei qui
di carlozanzi

“Sono felice che sei qui” disse la vecchia seduta in carrozzina, ben pettinata (era stata quella mattina dal parrucchiere), labbra screpolate, avanzi di cibo fra i denti (e chi glieli lavava i denti?).
Lui sorrise, felice nel sentirsi utile. Felice d’aver reso qualcuno felice.
“Finalmente hai mosso il culo dalla sedia” disse la vecchia, al che lui trasalì. Non si aspettava nemmeno la prima, gratificante esclamazione, ma la seconda poi. Quella vecchia non aveva memoria, capiva sì e no, era piagnucolosa; lui non andava a trovarla da mesi, sicuramente il suo quadro clinico era peggiorato nel frattempo, aveva avuto notizie poco rassicuranti a riguardo. Da dove arrivava una frase così?
La vecchia, con occhi semichiusi ma illuminati da uno strano fervore, rincarò la dose: “Finalmente non ti limiti a scrivermi…tre lettere in sette mesi….lettere di un foglio soltanto…”
Lui ci rimase male, aveva messo impegno per quegli scritti, brevi sì ma bastanti a rincuorare una coscienza poco serena. Che era successo all’anziana in carrozza? Era una lontana parente sempre stata sola e ora, sul limitare del baratro, decisamente abbandonata in un ospizio, a grattarsi le peggiori croste della vita.
“Senti, adesso usciamo” disse lui, “non fa freddo, dove trovo uno scialle?”
“Bravo, sì, buona idea…lì nell’armadio.” Trovò lo scialle e una coperta di lana. “Prendo anche questa” e la mostrò alla donna, “così ti copro le gambe…bene, si parte…” intanto immaginò ciò che avrebbe potuto pensare e soprattutto dire la vecchietta ringalluzzita.
“Sono felice che sei qui, e che mi porti fuori” disse lei, con un sorriso sdentato.
Presero uno stretto ascensore, quindi scivolarono lungo uno corridoio, dove una decina di anziani attendevano la morte dormendo, chiamando la mamma, lamentandosi con scarsa convinzione, parlando a vanvera. Odore di pulito e occhi sconsolati. Aumentò il passo, l’angoscia partì dal cuore e gli strinse la gola. Finalmente uscirono.
Era un pomeriggio di metà novembre, si stava bene, il sole era velato da nuvole lisce, senza pancia, l’azzurro era tenue, niente vento, nessun altro ospite della casa di riposo era sceso in cortile.
Spingeva la carrozzina, notò tracce di una permanente di poche ore ma non disse nulla, restò in attesa. E la vecchia parlò: “Ma sei ancora uno scrittore?”
Si sorprese e pensò fosse lecito restare al gioco, a quel punto: “Certo, ho appena pubblicato un romanzo.”
“Spero tu non abbia scritto della sofferenza di noi vecchi al ricovero, della nostra solitudine….scrivi di tutto ma non del dolore….per quello, datti una mossa e cerca di rimediare, per come puoi…oggi con me hai rimediato, bravo! Vuoi davvero il mio parere?”
“Certo che sì.”
“Meglio mezz’ora a spingere questa carrozzina che cigola, meglio questo  che un romanzo di seicento pagine.”
“Ora esageri” disse lui.
“Almeno così sento il tuo profumo” disse la vecchia. “Abbiamo bisogno del profumo degli altri, e se ci fanno una carezza è anche meglio.”
Restò di sale. Il discorso si faceva interessante, benché surreale: più volte aveva pensato ad un sogno. Peccato che la vecchia tornò come avrebbe dovuto essere.
“Ma chi sta spingendo la carrozzina?” e cercò di voltarsi. “Ma chi sei tu?”
“Come, non mi riconosci?” disse lui, che fermò il mezzo e si mise ritto in piedi davanti a lei.
“Zaccaria?”
“Ma no.”
“Sei il figlio di Bice di Montecascià?”
“Ma che dici..dai, sono il marito di Lucia.”
La vecchia improvvisò un sorriso ebete, come di chi non sa ma ha vergogna di far sapere che non ha ancora capito e allora finge. “Sono felice che sei venuto, caro, si sta bene qui fuori, mi porti a vedere il cane bianco? Poverino, non abbaia mai. E’ così buono.”
“Cane bianco?”
“Nella villa fuori, lì” e cercò di allungare il braccio destro anchilosato, indicando il cancello dell’uscita.
“Va bene, andiamo dal cane bianco” disse lui.
La carrozzina tornò a muoversi, ballonzolando sul selciato sconnesso. Vedendo quella testa dondolante, quei grigi riccioli da permanente, li accarezzò.
Si sentì bene.


  

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