giovedì 8 novembre 2012

Sala piena

La sala 'Morselli' della Civica Biblioteca varesina era molto affollata questa sera, e persino il sindaco Attilio Fontana (se ho visto bene, mi pareva proprio lui) giunto in lieve ritardo è rimasto in piedi, ad assistere alla presentazione nella nuova raccolta di poesie del mio amico Arnaldo Bianchi. Apprezzabile l'intervento del giornalista Gianfranco Giuliani, molto brava l'attrice Serena Nardi, che ha letto alcune liriche di Arnaldo. Per parte mia ho detto qualcosa, che qui sotto ripropongo


8 novembre 2012   Presentazione nuovo libro dell’amico Arnaldo Bianchi
1 – I POETI SONO TRATTATI TROPPO BENE
Con la storia della licenza poetica, i poeti se la cavano sempre. Non capisco perché se un narratore scrive: ‘Oggi era una bella giornata e sono andato a fare una passeggiata’ viene subito bocciato, mentre se un poeta scrive in rima ‘Trabocca il mio cuore/gonfio d’amore’ viene rispettato perché poeta, perché si è sbilanciato esprimendo un suo vissuto. Anche i poeti devono rendere conto della loro arte. I poeti non possono sempre farla franca. La licenza poetica non deve diventare indecenza.  E perché mai ai poeti non si può chiedere spiegazione dei loro versi? I poeti dicono: ‘Noi non dobbiamo spiegare, non è compito nostro. La poesia va’
2 – ARNALDO BIANCHI NON E’ UN CRETINO
Fasbrizio De Andrè ebbe a dire: ‘Da giovani tutti scrivono poesie. Poi, continuano a scriverle solo due categorie di persone: i poeti e i cretini.’ Vorrei dare qualche dato, per affermare che, secondo me, Arnaldo Bianchi non è affatto un cretino.
1-leggendo le poesie di Arnaldo è impossibile dire: ‘Questo l’avrei scritto anch’io, che poeta non sono.’ Arnaldo non corre assolutamente questo rischio. Non mette in rima cuore con amore.
2-Bianchi riesce in ciò che secondo me riesce ai poeti non cretini: obbliga ad una rilettura. La prima non esaurisce certo la curiosità, lascia quel lieve dolce in bocca e allora si vorrebbe un dolce maggiore, lascia confusi ma insieme non demoralizzati, lascia spazi di incomprensione ma insieme si intuisce che si potrà capire cosa voleva rappresentare, riproporre, descrivere con quelle poche parole.
3-Bianchi obbliga quindi a pensare, a tornarci su, a rileggere centellinando parola per parola, vincendo la pigrizia che è un malanno diffuso, causa di tanta superficialità, nelle lettere e in tutti i settori dell’umana intrapresa. Parola per parola, perché in Bianchi le parole pesano assai, sono scarse e scarne. Non c’è rima (salvo rari casi), non c’è titolo (salvo rari casi).
4-E cosa succede quando si rilegge e si approfondisce (questo è già un titolo di merito)? Cosa capita a me, intendo, che poeta non sono ma ho un minimo di sensibilità rispetto all’argomento. A volte la rilettura è inconcludente, non riesco a cogliere il ‘dove voleva arrivare’, e passo oltre. Altre volte (più spesso) la rilettura, la paziente analisi porta a qualche intuizione, all’idem sentire col poeta, al condividere pensieri, emozioni, speranze.

3 – LA POESIA DI ARNALDO

Detto di Bianchi, che è poeta e non poeta di sola ambizione, poeta della domenica, poeta di rime banali e immagini riscaldate, dirò qualcosa sul tipo di poesia. Non sono così esperto (pur avendo la fortuna di possedere tutte le raccolte di Arnaldo) per poter fare un raffronto fra questa e le precedenti raccolte, e non è nemmeno il mio compito.  Mi sento però di poter dire che noto una continuità nella sua ricerca poetica. Ci sono temi e immagini ricorrenti, che gli appartengono da sempre.

LA NATURA: onnipresente, fatta di pochi elementi, nuvole, sere (più che albe), lune (più che soli), vento, luce riflessa, notti, scarsi animali, soprattutto volatili, cortili, cancelli, vie e piazze.
LE PAROLE: spesso non dette più che dette o scritte, soprattutto le parole mancanti, sigillate dal silenzio, rubate dalla morte
L’AMORE: soprattutto un amore che si lamenta per non essere ricambiato, l’amore illuso e poi disilluso, l’amore di una sola parte, l’amore incompiuto
IL SOFFRIRE: il dolore più che la gioia, la nostalgia più che la realizzazione, il soffrire più che il gioire.
Tematiche del resto tipicamente poetiche, classiche.

4 – TRE ESEMPI PER FINIRE
Sono di tre tipi le poesie di Arnaldo: solo natura descritta, solo pensiero espresso, natura e pensiero insieme

In bilico è la vita
tra la finzione e il nulla.
Le parole che ho scritto
sono tracce di un dio
che non conosco.

Dicembre 2006


Stride un cancello
dal vento ferito,
scherza col fumo
il vento nell’aria,
ritorna nel fumo
e si perde col mattino
una voce lontana
di campane.

Agosto 2011

Tremano i tulipani
dentro l’azzurra chiarità del cielo,
alla bufera di aprile;
un foglio di giornale
s’avvolge furente,
in un abbraccio che palpita selvaggio,
alla cancellata del giardino:
un amore che presto finisce
al primo cadere del vento
interrotto sulla strada del mondo

            aprile 2008

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