8 novembre
2012 Presentazione nuovo libro dell’amico
Arnaldo Bianchi
1 – I POETI
SONO TRATTATI TROPPO BENE
Con la storia
della licenza poetica, i poeti se la cavano sempre. Non capisco perché se un
narratore scrive: ‘Oggi era una bella giornata e sono andato a fare una
passeggiata’ viene subito bocciato, mentre se un poeta scrive in rima ‘Trabocca
il mio cuore/gonfio d’amore’ viene rispettato perché poeta, perché si è
sbilanciato esprimendo un suo vissuto. Anche i poeti devono rendere conto della
loro arte. I poeti non possono sempre farla franca. La licenza poetica non deve
diventare indecenza. E perché mai ai
poeti non si può chiedere spiegazione dei loro versi? I poeti dicono: ‘Noi non
dobbiamo spiegare, non è compito nostro. La poesia va’
2 – ARNALDO
BIANCHI NON E’ UN CRETINO
Fasbrizio De
Andrè ebbe a dire: ‘Da giovani tutti scrivono poesie. Poi, continuano a scriverle
solo due categorie di persone: i poeti e i cretini.’ Vorrei dare qualche dato,
per affermare che, secondo me, Arnaldo Bianchi non è affatto un cretino.
1-leggendo le
poesie di Arnaldo è impossibile dire: ‘Questo l’avrei scritto anch’io, che
poeta non sono.’ Arnaldo non corre assolutamente questo rischio. Non mette in
rima cuore con amore.
2-Bianchi riesce
in ciò che secondo me riesce ai poeti non cretini: obbliga ad una rilettura. La
prima non esaurisce certo la curiosità, lascia quel lieve dolce in bocca e
allora si vorrebbe un dolce maggiore, lascia confusi ma insieme non demoralizzati,
lascia spazi di incomprensione ma insieme si intuisce che si potrà capire cosa
voleva rappresentare, riproporre, descrivere con quelle poche parole.
3-Bianchi obbliga
quindi a pensare, a tornarci su, a rileggere centellinando parola per parola,
vincendo la pigrizia che è un malanno diffuso, causa di tanta superficialità,
nelle lettere e in tutti i settori dell’umana intrapresa. Parola per parola, perché
in Bianchi le parole pesano assai, sono scarse e scarne. Non c’è rima (salvo
rari casi), non c’è titolo (salvo rari casi).
4-E cosa succede
quando si rilegge e si approfondisce (questo è già un titolo di merito)? Cosa
capita a me, intendo, che poeta non sono ma ho un minimo di sensibilità
rispetto all’argomento. A volte la rilettura è inconcludente, non riesco a
cogliere il ‘dove voleva arrivare’, e passo oltre. Altre volte (più spesso) la
rilettura, la paziente analisi porta a qualche intuizione, all’idem sentire col
poeta, al condividere pensieri, emozioni, speranze.
3 – LA POESIA DI
ARNALDO
Detto di Bianchi,
che è poeta e non poeta di sola ambizione, poeta della domenica, poeta di rime
banali e immagini riscaldate, dirò qualcosa sul tipo di poesia. Non sono così
esperto (pur avendo la fortuna di possedere tutte le raccolte di Arnaldo) per
poter fare un raffronto fra questa e le precedenti raccolte, e non è nemmeno il
mio compito. Mi sento però di poter dire
che noto una continuità nella sua ricerca poetica. Ci sono temi e immagini
ricorrenti, che gli appartengono da sempre.
LA NATURA:
onnipresente, fatta di pochi elementi, nuvole, sere (più che albe), lune (più
che soli), vento, luce riflessa, notti, scarsi animali, soprattutto volatili,
cortili, cancelli, vie e piazze.
LE PAROLE: spesso
non dette più che dette o scritte, soprattutto le parole mancanti, sigillate
dal silenzio, rubate dalla morte
L’AMORE:
soprattutto un amore che si lamenta per non essere ricambiato, l’amore illuso e
poi disilluso, l’amore di una sola parte, l’amore incompiuto
IL SOFFRIRE: il
dolore più che la gioia, la nostalgia più che la realizzazione, il soffrire più
che il gioire.
Tematiche del
resto tipicamente poetiche, classiche.
4 – TRE ESEMPI PER
FINIRE
Sono di tre tipi
le poesie di Arnaldo: solo natura descritta, solo pensiero espresso, natura e
pensiero insieme
In bilico è la vita
tra la finzione e il nulla.
Le parole che ho scritto
sono tracce di un dio
che non conosco.
Dicembre 2006
Stride un cancello
dal vento ferito,
scherza col fumo
il vento nell’aria,
ritorna nel fumo
e si perde col mattino
una voce lontana
di campane.
Agosto 2011
Tremano i tulipani
dentro l’azzurra chiarità del cielo,
alla bufera di aprile;
un foglio di giornale
s’avvolge furente,
in un abbraccio che palpita selvaggio,
alla cancellata del giardino:
un amore che presto finisce
al primo cadere del vento
interrotto sulla strada del mondo
aprile 2008

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